INTERAZIONI EMPATICHE

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INTERAZIONI EMPATICHE

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Pubblicato da Rossella Maci e Manuela Vigorita in Curiosità · Giovedì 01 Apr 2021
Guarda. Le chiome degli alberi che si riflettono nei tuoi occhi. Ascolta. Il fruscio del vento che ti accarezza le orecchie. Senti. Il calore del sole che ti avvolge. Inspira… Bellezza che non è altra da noi, ma vive e pulsa in ogni cellula del nostro corpo. Tsunesaburo Makiguchi, filosofo, scrittore, pedagogista, che nel 1930 fondò la Soka Kyoiku Gakkai, affermava che in questa “meraviglia” si riassume il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. Egli percepiva con ogni parte di sé che la Terra e i suoi abitanti sono in realtà un tutt’uno e sentiva il bisogno di risvegliare anche negli altri la stessa consapevolezza.

Fin da giovane avverte il rapporto con il mondo come essenziale, scruta la terra con bramosia, ogni nuova conoscenza stimola in lui grande stupore. Nella sua prima opera Una geografia della vita umana, del 1903, afferma che la nostra stessa identità può essere compresa solo partendo dal piccolo, dal luogo dove viviamo, dalla comunità in cui cresciamo, da ciò che più ci è vicino e familiare. Sostiene che perfino grandi “geni” come Dante, Pietro il Grande e addirittura Albert Einstein devono l’alto livello raggiunto con le loro visioni semplicemente all’osservazione diretta delle meraviglie della natura. Il mondo naturale è in grado di ispirarci e stimolare la nostra saggezza. «Possiamo accorgerci che è possibile osservare ogni aspetto dell’universo partendo da quella piccola porzione di spazio che è la nostra terra natale. Ci è possibile farlo dato che essa è il luogo nel quale viviamo e camminiamo, dove vediamo, ascoltiamo e otteniamo impressioni in modo diretto. Inoltre, ci è possibile dare una spiegazione alla natura universale di fenomeni complessi, ovunque nel mondo, attraverso l’uso degli esempi che possiamo trovare in abbondanza persino nel più remoto villaggio o paesino. […] Ma è necessario che le innumerevoli ricchezze che ci circondano siano percepite e dobbiamo imparare a diventare degli osservatori attenti».1

Non basta capirlo razionalmente, ognuno e ognuna di noi è più o meno consapevole di essere interconnessa con la Terra, ma lo sentiamo davvero? Riusciamo a percepire che non c’è un reale confine, ma che esso è soltanto un’illusione? Che non viviamo in antitesi come “io e ambiente” ma che esistiamo come “noi”, un insieme, un unico sistema complesso che vive, muta, si trasforma? Nel primo capitolo del suo libro Makiguchi racconta la storia Katsutoshi Doi, un signore feudale che possedeva un vasto possedimento in Giappone. Un giorno Doi raccolse un filo di seta di 30 cm proveniente dalla Cina e ordinò al suo servo di custodirlo per lui. Diverse persone sentendo questo comando lo derisero, pensando: «A che cosa serve tenere un filo così corto? Non è questo un comportamento adatto a un signore». Diversi anni dopo Katsutoshi Doi chiamò il servo e gli chiese di riportargli quel filo. Il servo lo prese dalla borsa e glielo porse. Doi a quel punto lo usò per legare la spada alla sua cintura e disse: «Quando ordinai di conservare questo pezzo di filo cinese la gente mi chiamò miserabile, ma il mio servo l’ha custodita come gli avevo chiesto, dategli 54mila litri di riso ogni anno». Poi spiegò il perché di quel gesto: «Il popolo cinese coltiva piante di gelso, le cui foglie nutrono i bachi da seta che a loro volta producono la seta con la quale è stata fatta questa corda. È stata acquistata da un commerciante in Giappone per poi arrivare qui. Quanti sforzi sono stati fatti per creare e far arrivare quel filo a me? Il paradiso ci punirà se sprechiamo qualcosa fatto con così tanti sforzi solo perché lo vediamo corto. Questo filo vale dunque per me 54mila litri di riso».2

Cambia completamente la nostra prospettiva renderci conto di quanti sforzi provenienti da tutto il mondo vivano in ogni cosa di cui quotidianamente abbiamo bisogno, i vestiti che indossiamo, il cibo che ci consente di vivere, la scrivania e gli oggetti tecnologici che usiamo. Persino nella lampadina che illumina il mio computer c’è materia, energia che proviene dal pianeta, ed è frutto di sforzi, ricerca, lavoro, che dal mondo arrivano a me, ogni giorno nella mia casa, nella mia stanza. Questa consapevolezza, che secondo Magikuchi può nascere solo dal piccolo, da ciò che ci circonda, è il punto di partenza per conoscere la stretta connessione che abbiamo con il mondo intero, e così questa conoscenza può tradursi in gratitudine, in desiderio di vivere in armonia con il nostro pianeta, con la natura, con le altre persone.

«Fondare delle società è nella natura di noi esseri umani. Nessuno è in grado di vivere completamente da solo. Attraverso questo sodalizio sociale possiamo provvedere non solo ai nostri bisogni primari e alla nostra sicurezza, ma a tutto ciò che rende le nostre vite gratificanti e degne di lode. Questo tipo di realizzazione conduce all’universalizzare i sentimenti empatici che in precedenza erano rivolti solo a uno specifico individuo o oggetto. Accrescere la consapevolezza di quanto siamo in debito verso la società che ci ospita fa sorgere in noi sentimenti di considerazione e di responsabilità civile. Partendo dalle nostre relazioni personali più strette […] il nostro coinvolgimento empatico e senso di riguardo si espandono fino a includere la società in senso ampio e, infine, l’intero pianeta».3
Una geografia della vita umana venne pubblicato nel 1903. Makiguchi aveva circa trent’anni, era un maestro innamorato dei bambini, incessantemente dedito a studiare, a cercare di comprendere come aiutarli, sostenerli affinché diventassero persone capaci e soprattutto felici. Incontrò il Buddismo molti anni dopo, all’età di sessant’anni e, proprio negli insegnamenti di Nichiren e nel Sutra del Loto, trovò risonanza e comprova della sua ricerca durata una vita. Il sistema pedagogico che andava costruendo, la sua convinzione che ogni singola vita umana fosse indissolubilmente radicata e correlata al proprio habitat naturale, parte di un tutto che pulsa, che vive, si evolve secondo geometrie e interconnessioni determinanti, trovarono casa. E stimoli, e scenari più ampi. Grande deve essere stata l’emozione, la gioia di trovare conferma del proprio pensiero, della propria visione del mondo, in un sistema filosofico e religioso onnicomprensivo, così antico e vasto! L’orizzonte che si apre mettendo a fuoco la relazione tra gli uomini, le donne e l’ambiente in cui vivono è immenso, svela aspetti della realtà che mettono in luce il potere della nostra interiorità, del nostro vivere, delle nostre scelte.
«L’ambiente è paragonabile all’ombra e la vita al corpo – scrive Nichiren nel Gosho Sui presagi (RSND, 1, 574). – Senza il corpo non può esserci l’ombra e senza vita non c’è ambiente. Inoltre, la vita è modellata dall’ambiente. Gli occhi sono plasmati dall’oriente, la lingua dal meridione, il naso dall’occidente, gli orecchi dal settentrione, il corpo da tutte e quattro le direzioni e la mente dal centro. Perciò quando i cinque organi di senso degli uomini si guastano, scuotono le quattro direzioni e il centro e, come sintomo della conseguente distruzione della terra, per prima cosa le montagne franano, l’erba e gli alberi appassiscono e i fiumi si prosciugano. Quando gli occhi, gli orecchi e gli altri organi di senso delle persone sono scossi e turbati, si verificano strani fenomeni nel cielo; quando la loro mente è turbata, la terra trema».
La nostra vita spirituale influenza l’ambiente, e il nostro ambiente influenza noi, in un ciclo senza interruzione. Quello che provo, che penso, il mio modo di agire si esprime nel mondo fenomenico, trova espressione nelle cose e nelle situazioni che mi circondano, in un processo di mutamento continuo che riviene a me e influenza di ritorno il mio umore, il mio stare tra le cose e le persone. Quando amo e ascolto, rispetto la mia casa, gli amici, il mio quartiere, il mio paese, sto contagiando con il mio amore il mondo. Così come quando mi lamento di mia moglie, del quartiere, del mio paese, provo rabbia o disprezzo e affino la “furbizia” di sfruttare gli altri, animali, risorse della terra, senza preoccuparmi del loro benessere, della loro sopravvivenza, il mondo lo inquino, lo spoglio, desolazione e deserto crescono attorno alla mia vita. Questa interrelazione tra esseri umani e ambiente portò Magikuchi a porre grande enfasi sulla responsabilità di ogni singola persona. Abbiamo, individualmente, la responsabilità di instaurare con l’ambiente un rapporto creativo, in grado di avviare un circolo virtuoso che trasformi il nostro e l’altrui deserto in una terra di pace, felice.
Ci vuole un nuovo sapere, un “sapere ecologico”, come riporta Dayle Bethel4 nell’introduzione a Una geografia della vita umana, «una modalità del conoscere impegnata in senso morale ed esperienziale, che comprende il senso della meraviglia e del rispetto per la vita e porta a comprendere che ogni azione umana ha conseguenze su un ecosistema più vasto. […] Un sapere ecologico coinvolge l’intero corpo e le emozioni, non solo l’intelletto; coltiva il senso dello spazio, non un’intelligenza astratta e senza radici; si interessa in larga misura della totalità, delle connessioni e delle relazioni piuttosto che di un sapere frammentato in discipline separate».5
Educare i bambini, le bambine (e gli adulti) a costruire felicità, saggezza, capacità empatica verso i piccoli grandi fenomeni, verso la comunità e le cose che incontrano, era per Makiguchi oltremodo necessario. È come se la sopravvivenza stessa del genere umano, delle nostre figlie e figli, dipendesse da questo. (Rossella Maci e Manuela Vigorita)

Note
1 Tsunesaburo Makiguchi, A Geography of Human life, a cura di Dayle M. Bethel, Caddo Gap Press, 2002, San Francisco, CA, pp. 20-21, traduzione nostra (Simonetta Mazzocchi).
2 cfr. Makiguchi, op. cit., p. 12.
3 Makiguchi, op. cit., pp. 29-30.
4 Dayle M. Bethel (1923-2013), autore di Makiguchi The Value Creator, Weatherhill inc. New York Tokyo, 1973 (ed. italiana La creazione di valore, Esperia, 2013); curatore di Education for Creative Living. Ideas and Proposals of Tsunesaburo Makiguchi, Soka Gakkai, 1989 (ed. italiana L’educazione creativa, La Nuova Italia, 2000) e di A Geography of the Human Life (vedi nota 1).
5 Qui Bethel cita Ron Miller in Great Ideas in Education, Holistic Education Press, Brandon, VT, 1993, p. 5. Miller è formatore di in- segnanti presso il Goddard College nel Vermont, storico delle alternative educative ed esperto di educazione olistica. Ha fondato le riviste Holistic Education Review e Paths of Learning.


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