ELOGIO DELL'UMANITÀ

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ELOGIO DELL'UMANITÀ

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Pubblicato da Lucrezia Petrucci · 10 Aprile 2021
Riflessione di Lucrezia Petrucci

Di fronte alle crisi ambientali cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, il mio primo pensiero è sempre stato rivolto a individuare quali siano le azioni che le singole persone possono compiere, nella loro quotidianità, al fine di incidere positivamente a livello locale e planetario. Negli ultimi tempi la mia riflessione si è concentrata sul termine “umiltà”, che impropriamente ho sempre legato a una condizione di sottomissione, impotenza. Il termine “umiltà” per definizione è un «sentimento e conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé» (Dizionario Treccani). Questa definizione mi ha fatto comprendere come, in riferimento al dialogo costante dell’individuo con se stesso e con la natura, il primo passo da compiere sia proprio quello di partire da un atteggiamento di umiltà, consapevoli del fatto che, attraverso la propria trasformazione individuale, si possa incidere nella realizzazione di un cambiamento positivo per tutti. È proprio da questa condizione di umiltà che può prendere avvio un dialogo proattivo, ossia un dialogo pronto all’azione, intenzionato all’ascolto; ascolto diretto a un’interlocutrice, la natura, solo apparentemente muta, dalla quale però possiamo apprendere molto, come i sintomi del suo malessere che sta manifestando con forza. Questo approccio basato sul dialogo attivo produce nuove comprensioni e azioni conseguenti che determinano inevitabilmente effetti positivi. Cosa possiamo fare, allora, per indirizzare la nostra vita e la nostra mente verso la creazione di valore, evitando di cadere vittime di un processo di distruzione senza fine? Il presidente Ikeda, nel libro Cultura, arte e natura (Esperia, p. 71), afferma: «Soltanto l’intelligenza, la cultura e la fede religiosa possono allontanarci dallo stato di Animalità che fa un uso dissennato della natura, lasciandosi dietro terra bruciata. Data la non dualità di vita e ambiente, una mente arida e distruttiva produce un ambiente naturale arido e devastato. La desertificazione del nostro pianeta è legata alla desertificazione dello spirito umano, mentre la guerra distrugge sia la natura sia lo spirito umano. Il XX secolo è stato il secolo della guerra, dobbiamo fare in modo che il XXI sia il secolo della vita. Adoperiamoci affinché la vita abbia la priorità in tutti i campi dell’attività umana, nel commercio, nel governo e nelle scienze».


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